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Diario


9 dicembre 2005

il Don Chisciotte di Scaparro all'Argentina

E’ in scena fino al 18 dicembre al teatro Argentina di Roma lo spettacolo “Don Chisciotte –frammenti di un discorso teatrale” con la regia di Maurizio Scaparro che a distanza di vent’anni cerca di bissare il successo ottenuto con la prima messa in scena della pièce teatrale.  

In continuità con il passato è ancora Pino Micol ad interpretare magistralmente la parte di Don Chisciotte, riuscendo a dare animo e respiro al personaggio di Cervantes.
Beppe Barra nei panni di Sancho Panza, fido scudiere del cavaliere dall’animo triste, è stato invece sostituito da Augusto Fornari che non fa comunque rimpiangere l’attore partenopeo.  

I due protagonisti con loro bravura riescono a dare valore all’opera, ma il resto della compagnia sembra non seguirli, di una decina di attori solo tre possono esser definiti tali, il resto sembrano più improvvisati.

I tre musicanti, che dovrebbero con maestria riproporre dal vivo la colonna sonora composta da Eugenio Bennato risultano impacciati, non riescono a dare forza alle note che diventano quasi impercettibili, probabilmente musicisti di professione non riescono ancora a coniugare il recitare con il suonare sminuendo di molto il valore delle musiche.  

L’ultima annotazione riguarda la fotografia scenica, ottimo è la scelta dei costumi, dei colori adottati e dei rumori di scena che rendono i vari momenti dell’opera dei quadri da ammirare.
Nel complesso il Don Chisciotte di Scaparro risulta uno spettacolo sufficiente penalizzato forse dal passare del tempo.




permalink | inviato da il 9/12/2005 alle 10:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


7 dicembre 2005

Siamo liberi infine

            E’ datato Sabato 14, Piovoso anno VII della Libertà (2 febbraio 1799) il primo numero del Monitore Napoletano fondato subito dopo la proclamazione il 21 gennaio della Repubblica Napoletana e l’istituzione del governo provvisorio. La direzione del giornale viene affidata ad un personaggio di spicco del movimento rivoluzionario partenopeo, Eleonora Pimentel Fonseca, marchesa di origine portoghese che sintetizza così il suo impegno: “il mio incarico è di riferire le pubbliche notizie ed i pubblici fatti (…), e di narrar un fatto nella sua semplicità”.  

 

            Il monitore aveva quindi il compito di informare sull’azione del governo ma soprattutto per Eleonora aveva il compito di diffondere il più possibile gli ideali che avevano caratterizzato la rivoluzione e la nascita della Repubblica, ideali di libertà, giustizia e uguaglianza, forze motrici della rivoluzione francese e dei movimenti che trassero ispirazione da quest’ultima. La marchesina Fonseca sosteneva, infatti, che solamente attraverso la consapevolezza della propria dignità la cosiddetta “plebe” sarebbe divenuta Popolo.

 

            Cos’è, a questo punto, monitore.ilcannocchiale.it?

 

È un piccolo blog che, ispirandosi al giornale del ’99, punta ad informare, a discutere e ad affrontare argomenti della nostra quotidianità, partendo dalla politica, dalla società civile fino ad arrivare al cinema e al teatro.

 

La particolarità? Sarà un blog gestito da ragazzi di differenti orientamenti politici che magari di uno stesso evento daranno diverse interpretazioni, è anche questo il bello della pluralità dei punti di vista. Negli articoli o piccoli post che verranno pubblicati senza una cadenza precisa non troverete mai spicciola demagogia,  perché siamo qui semplicemente per confrontarci e non per portare voti ad un partito o ad un altro, anche perché spesso siamo noi i primi contestatori di alcune linee assunte dai vertici dei partiti per cui siamo simpatizzanti o tesserati.

 

            Siamo liberi infine: è questa la frase con la quale Eleonora Pimentel Fonseca diede il via alla pubblicazione del Monitore Napoletano e a distanza di più di 200 anni questa stessa frase riesce perfettamente a sintetizzare il nostro progetto. Impresa utopistica? Forse, ma in fondo le utopie ci hanno sempre appassionato.

 

            Oscar Wilde, d’altronde, diceva: “Una carta del mondo che non contiene il Paese dell'Utopia non è degna nemmeno di uno sguardo, perché non contempla il solo Paese al quale l'Umanità approda di continuo. E quando vi getta l'ancora, la vedetta scorge un Paese migliore e l'Umanità di nuovo fa vela. Il progresso altro non è che il farsi storia delle utopie.”

 

Buona lettura.




permalink | inviato da il 7/12/2005 alle 11:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


2 dicembre 2005


Tra pochissimi giorni vi sveleremo il segreto celato dietro questo blog ancora interamente vuoto...




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